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Audit SEO: cosa aspettarsi, cosa deve contenere e come leggerlo

Un audit SEO è un controllo del tuo sito e della tua presenza su Google che finisce in un elenco di interventi in ordine di priorità. Non è un punteggio né un report automatico: se non ti dice cosa fare per primo e perché, non è finito.

Luca Mercuri

Scritto da Luca Mercuri, Ingegnere e Digital Marketer

Pubblicato il · 8 min di lettura

Che cosa è e che cosa non è

Un audit SEO è un controllo dello stato di salute del tuo sito e della tua presenza su Google. Chi lo fa guarda come sei fatto, quanto sei visibile, cosa ti impedisce di esserlo di più, e ti consegna un elenco di interventi con un ordine.

Quello che un audit non è: non è un punteggio da 0 a 100 e basta, non è un PDF di duecento pagine di avvisi automatici, non è una promessa di posizioni. Se ricevi un documento che ti dice «il sito ha 143 problemi» senza dirti quali pesano e quali no, ti hanno consegnato la materia prima, non il lavoro.

Qui ti spiego come è fatto un audit utile, quali aree deve coprire, come leggerlo e cosa puoi controllare da solo. Se ti interessa invece capire come si fa SEO in una zona, parti da SEO locale per PMI in sette passi.

Automatico o fatto da una persona

Esistono strumenti che esaminano un sito in pochi minuti e producono un report: link rotti, titoli mancanti, immagini pesanti, pagine duplicate. Servono, e io li uso. Mostrano cose che a occhio non si vedono, soprattutto se il sito ha molte pagine.

Hanno però un limite che nessun programma risolve: non sanno chi sei. Non sanno che la pagina «Servizi» porta il novanta per cento delle richieste e quella «Chi siamo» no, che tre anni fa hai cambiato sede, che i clienti ti cercano con una parola diversa da quella usata nel sito. Per questo l’analisi umana serve a leggere il report, scartare ciò che non conta e aggiungere ciò che lo strumento non può vedere.

Report automaticoAnalisi di una persona
Cosa trovaErrori tecnici misurabiliErrori tecnici, lacune di contenuto, problemi di strategia
Cosa non saIl tuo mercato e i tuoi clientiNulla di automatico: serve il tempo di chi lo fa
Come arrivaElenco lungo, senza prioritàElenco corto, con priorità e motivazioni
Quando serveCome primo passaggioPer decidere cosa fare

Le cinque aree di un audit

Un controllo completo guarda cinque cose. Quando valuti un’offerta, chiedi se le copre tutte.

1. La parte tecnica

Se Google riesce a leggere il sito: pagine che si aprono, indirizzi senza duplicazioni, mappa del sito, regole che non bloccano per errore pagine importanti, versione per telefono. Qui rientra la velocità. Le soglie che Google indica come «buone» per i Core Web Vitals, secondo la pagina di web.dev che ho consultato, sono: LCP (il tempo in cui compare il contenuto principale) entro 2,5 secondi, INP (la prontezza nel rispondere ai tocchi) entro 200 millisecondi, CLS (quanto la pagina si sposta mentre carica) entro 0,1, valutati al 75º percentile dei caricamenti. Non è l’unico fattore, e un sito più veloce non garantisce una posizione migliore, ma un sito lento fa perdere visitatori. La velocità merita un discorso a parte e non lo esaurisco qui.

2. I contenuti

Per ogni pagina importante: a quale ricerca risponde, se la risposta c’è, se il titolo e la descrizione dicono la verità e invitano a cliccare, se ci sono pagine che dicono la stessa cosa. Google, nella guida introduttiva, chiede titoli chiari e unici per ogni pagina, descrizioni brevi e specifiche, testi alternativi per le immagini e link con un testo che spiega dove portano. È la parte in cui un controllo fatto da una persona fa più differenza.

3. La presenza locale

Se hai clienti di zona: scheda Google, coerenza di nome, indirizzo e telefono, recensioni, pagine per le sedi, dati strutturati di tipo attività locale. Per questi ultimi Google indica come campi necessari il nome e l’indirizzo. Il metodo lo trovi in come curare la scheda Google della tua attività.

4. La reputazione

Chi parla di te e dove: siti che ti citano, elenchi di categoria, articoli, recensioni. Non è questione di comprare collegamenti, pratica che sconsiglio e che le linee guida di Google non incoraggiano: è questione di capire se fuori dal tuo sito esiste qualcosa che dimostra che sei quello che dici di essere.

5. Misura e tracciamento

Cosa sai oggi di chi arriva. Se Search Console è collegata, se il sito misura le richieste, se le telefonate si distinguono da quelle di altro tipo, se il consenso ai cookie è configurato in modo corretto. Quest’ultimo è un punto di legge, non di SEO. Il Garante per la protezione dei dati personali, nelle linee guida del 10 giugno 2021, richiede il consenso preventivo per i cookie non tecnici e specifica che gli strumenti di statistica possono essere trattati come tecnici solo a condizioni precise. Un audit serio lo segnala come aspetto da controllare con chi si occupa di privacy.

Nel caso di Penta Multiservice, un’impresa di ristrutturazioni e piscine in provincia di Milano, i dati al 29 luglio 2026 mostrano che il 97,92% dei contatti veniva dalle campagne, mentre il canale organico e il sito ne avevano portati 7 e nessun incasso. Quel dato è utile solo perché le richieste erano tracciate per canale: senza questa quinta area non l’avrei potuto scrivere. Non è un caso di SEO e non lo presento come tale.

Che cosa deve consegnarti

Un audit utile ti lascia in mano quattro cose:

  1. Un elenco di problemi con la prova. Per ognuno, dove si vede, che effetto ha, come si controlla.
  2. Una priorità. Cosa fare per primo, cosa dopo, cosa lasciare stare. Di solito si ordina per effetto atteso e per fatica.
  3. Chi lo fa. Quali interventi li fai tu in autonomia, quali richiedono un tecnico o chi gestisce il sito.
  4. Un modo per misurare. Quali numeri guardare per capire se l’intervento ha funzionato.

Se manca una di queste, chiedila. Un buon audit si spiega anche a voce, e chi te lo vende dovrebbe essere disponibile a farlo.

Come riconoscerne uno poco utile

  • Promette posizioni o tempi. Google, nella guida introduttiva, ribadisce che non esistono scorciatoie né garanzie.
  • È pieno di termini che non spiega.
  • Elenca problemi senza dire quali contano.
  • Propone come soluzione unica un pacchetto lungo di servizi.
  • Non parte da una domanda sul tuo lavoro: chi sono i tuoi clienti, cosa cercano, cosa vendi di più.

Un audit è uno strumento per decidere, e chi lo fa deve saper dire anche cosa non vale la pena fare.

Cosa puoi controllare da solo

Prima di chiedere un audit puoi fare una verifica di base senza spendere nulla.

  1. Cerca la tua attività su Google da telefono e guarda cosa vede un cliente.
  2. Apri Search Console, se non l’hai fatto, e collega il sito. Nel rapporto sul rendimento vedi clic, impressioni, percentuale di clic e posizione media, raggruppati per ricerche, pagine, paesi e dispositivi.
  3. Leggi i titoli delle cinque pagine più importanti: dicono cosa trovi e per chi?
  4. Prova il sito sul telefono: si legge? Il pulsante per chiamare si trova?
  5. Controlla la scheda Google: nome, orari, telefono, categoria.
  6. Fai l’elenco di dove compare il nome della tua attività e guarda se nome, indirizzo e telefono sono scritti allo stesso modo.
  7. Chiedi ai clienti nuovi come ti hanno trovato e annotalo.

Queste sette cose non sostituiscono un audit, ma ti dicono se hai problemi grossi. E ti rendono più bravo a leggere l’audit di qualcun altro.

Quanto costa

Non scrivo un prezzo, e non ne ho trovato uno attendibile da citare con una fonte italiana datata. Posso dirti cosa lo fa variare: la dimensione del sito, il numero di sedi, se esiste già un lavoro fatto in passato da guardare, la presenza di più lingue o di un negozio online, e quanto è dettagliata la restituzione. Il consiglio pratico è chiedere, in qualsiasi preventivo, tre cose: cosa viene analizzato, in che forma ricevi il risultato e se comprende una spiegazione a voce.

Cosa farne dopo

Con l’elenco in mano hai quattro strade:

  • farlo applicare a chi gestisce il tuo sito;
  • farlo applicare da chi ha fatto l’audit;
  • farne una parte tu e affidare il resto;
  • decidere che per ora non conviene, e rifare il punto quando cambia qualcosa.

Nessuna è sbagliata. L’errore più comune è l’ultima mossa senza decisione: l’audit finisce in un cassetto e il sito resta com’è. Se vuoi che ti segua io, la pagina del servizio è SEO e posizionamento su Google; per capire come ragiono sulla scelta della zona, leggi come funziona la SEO a Roma e nel Lazio.

Se vuoi che me ne occupi io: SEO e posizionamento su Google

Ti racconto come lavoro e per chi ha senso. Se vuoi, ne parliamo in una chiamata.


Domande frequenti

Le risposte, prima ancora di sentirci

Un audit SEO automatico basta?

Serve come punto di partenza: trova errori tecnici che a mano si vedrebbero a fatica. Da solo non basta, perché non sa chi sei, a chi vendi né quali pagine contano. Un elenco di duecento avvisi senza priorità non è un audit: il valore sta nell’interpretazione.

Quanto costa un audit SEO?

Non pubblico un prezzo. Dipende dalle dimensioni del sito, dal numero di sedi e da quanto è stato già fatto. Ti dico invece cosa guardare in un preventivo: cosa viene analizzato, in che forma ti arriva il risultato e se include una spiegazione a voce.

Posso fare un audit da solo?

Una parte sì: Search Console, la velocità delle pagine, la scheda Google, i titoli delle pagine principali. La parte più difficile è decidere cosa conta e in che ordine. Nell’articolo trovi una lista di controlli che puoi fare tu senza strumenti a pagamento.

Dopo l’audit devo per forza farmi seguire da chi l’ha fatto?

No. Un audit fatto bene deve potersi usare anche da altri: ti consegna problemi, motivazioni e priorità in modo comprensibile a chi mantiene il sito. Se chi te lo vende lega l’audit a un incarico continuativo, è una cosa che conviene sapere prima.

Con un audit migliorano le posizioni?

No: l’audit è una diagnosi, non una cura. Le posizioni dipendono da ciò che fai dopo. Google stesso scrive che non esistono scorciatoie per arrivare primi. Quello che ti dà un audit è la certezza di lavorare sulle cose che contano.

Ogni quanto va rifatto?

Quando cambia qualcosa di grande: un sito nuovo, un cambio di piattaforma, una nuova sede, un calo che non si spiega. Tra un audit e l’altro basta un controllo mensile dei pochi numeri che hai scelto. Rifare tutto a intervalli fissi senza un motivo è poco utile.

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Mi racconti la tua attività e cosa vuoi ottenere, e capiamo insieme se posso esserti utile. Se non sono la persona giusta, te lo dico.

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