SEO e posizionamento su Google
Scheda Google Business Profile: come curarla se hai un’attività locale
Come creare, verificare e curare la scheda Google della tua attività: campi, foto, recensioni, errori da evitare e numeri da controllare.

La SEO locale ti fa comparire quando qualcuno cerca un servizio vicino a sé. Si lavora su sette cose in ordine: ricerche dei clienti, scheda Google, dati coerenti, pagine del sito, recensioni, parte tecnica e misura. Non serve un grande budget, serve costanza.

Scritto da Luca Mercuri, Ingegnere e Digital Marketer
Pubblicato il · 10 min di lettura
Se cerchi «dentista» da telefono, Google non ti mostra i migliori dentisti del mondo. Ti mostra una mappa e tre o quattro attività vicine a te, poi il resto. Lo stesso succede per idraulici, studi di commercialisti, officine, parrucchieri. Per le ricerche che hanno un luogo, esplicito o sottinteso, la partita si gioca su regole in parte diverse da quelle della SEO classica.
Questo articolo è la guida che darei a un titolare di una piccola azienda che mi chiede da dove cominciare. Sono sette passi, in ordine di peso. Per ciascuno ti dico cosa fare, cosa evitare e come capire se funziona. Le regole di Google le cito con il link e la data in cui le ho lette, perché cambiano.
Una premessa onesta: nessuno può garantirti un posto in alto. Lo scrive Google stesso nella sua guida introduttiva alla SEO, e lo ripeto anch’io ogni volta. Quello che puoi fare è sistemare tutto ciò che dipende da te, nell’ordine giusto.
Google spiega che le attività vengono ordinate in base a tre fattori: la pertinenza, la distanza e la notorietà.
Sullo stesso testo c’è una frase che mi piace citare a chi mi chiede scorciatoie: non c’è modo di chiedere o pagare un posizionamento locale migliore. I sette passi che seguono lavorano proprio su questi tre fattori.
Prima di toccare qualsiasi cosa, scrivi l’elenco delle ricerche con cui un cliente dovrebbe trovarti: il servizio, il luogo, a volte il problema. «Studio dentistico Prati», «idraulico Roma Est», «commercialista per partite IVA». Poi prova a cercarle tu, da telefono, e guarda chi compare. È il passo più economico e più utile: ti dice contro chi giochi.
La scheda (Google Business Profile) è la tua vetrina su Google e Maps. Va rivendicata, verificata e compilata per intero: categoria principale, orari, telefono, servizi, foto, descrizione. Ne parlo in dettaglio in come curare la scheda Google della tua attività.
Nome, indirizzo e telefono devono essere identici ovunque compaiano: sito, scheda, social, elenchi di categoria, camere di commercio, siti di recensioni. Le differenze piccole, come «Via» scritto in due modi, confondono i sistemi che incrociano le fonti. Fai un elenco di dove sei citato e correggi.
Una pagina per ogni servizio importante, scritta per chi lo cerca, con la zona che servi, le domande che ti fanno, i tuoi contatti e una mappa. Se hai più sedi, una pagina per sede. Il titolo e la descrizione di ogni pagina dicono con chiarezza cosa trovi e dove.
Chiedi a chi è soddisfatto di scrivere una recensione, con un link diretto alla scheda, nel momento in cui il ricordo è fresco. Rispondi a tutte, anche alle critiche, con calma e senza dati sulla persona. È un passo di metodo, non di fortuna.
Pagine che si caricano in fretta da telefono, certificato attivo, struttura semplice, dati strutturati che dicono a Google nome, indirizzo e orari. Non serve essere un tecnico per capire se c’è un problema, ma serve qualcuno che lo sappia correggere.
Guardi quante persone vedono la scheda, quante chiamano, quante chiedono indicazioni e quante richieste arrivano dal sito. Senza questi numeri non sai se stai migliorando o se hai solo cambiato qualcosa.
Più sotto entro nel merito dei passi in cui si sbaglia più spesso.
Gli errori qui sono due. Il primo è scegliere ricerche troppo larghe: «dentista» a Roma è una gara che non ti serve vincere se il tuo studio è specializzato in un trattamento preciso. Il secondo è usare le parole che usi tu e non quelle dei clienti: tu dici «ortodonzia invisibile», lui potrebbe cercare «apparecchio trasparente».
Un buon modo per ascoltare i clienti è guardare i dati che hai già. Se fai o hai fatto annunci su Google, nel resoconto dei termini di ricerca vedi parola per parola cosa hanno digitato le persone prima di cliccare. È quello che mi è successo con Centro IDEA, lo studio di estetica dentale di Roma: in un anno gli annunci hanno ricevuto 26.385 clic, e i termini di ricerca mi hanno detto con quali parole i pazienti chiedono quel trattamento. Non è un risultato di SEO, e non lo presento come tale: è il materiale da cui parte un lavoro di posizionamento.
Il nome dell’attività va scritto come lo conoscono i clienti, lo stesso che compare sull’insegna e sul sito. Google chiede esplicitamente di non aggiungere nella scheda slogan, orari, numeri di telefono o indicazioni di servizi al nome: sono modifiche che rischiano la sospensione della scheda. Lo stesso vale per l’indirizzo: deve essere la sede fisica reale, non una casella postale né un ufficio virtuale.
Se lavori presso i clienti e non ricevi nessuno, le regole prevedono un’area di servizio: una sola scheda, indirizzo nascosto e zone coperte. Google indica che, di norma, quell’area non dovrebbe superare circa due ore di guida dalla sede. Dichiarare tutta la regione quando in realtà copri un quartiere non ti fa comparire di più: ti fa comparire male.
Il vecchio trucco di fare una pagina per ogni città cambiando solo il nome è tra le cose che sconsiglio di più. Una pagina vale se risponde a una domanda che chi legge ha davvero: come lavori in quella zona, cosa cambia, come ti raggiungono. Se non hai niente di diverso da dire, non scrivere la pagina.
Per le attività con una sola sede, di solito bastano: una pagina per ogni servizio principale, una pagina «dove siamo» con indirizzo, mappa e indicazioni, e una per le domande frequenti. Le pagine per le zone vanno scritte con casi, esempi e indicazioni vere della zona. Come si regola questo discorso a Roma e nel Lazio, dove le distanze e i quartieri pesano molto, lo spiego in come funziona la SEO a Roma e nel Lazio.
Le due cose lavorano su tempi diversi. Gli annunci portano visite appena li accendi e si fermano quando smetti di pagare. Il posizionamento costruito bene resta, ma non è immediato né garantito. Con una piccola attività la scelta più frequente che propongo è questa: partire da una scheda e un sito in ordine, che costano poco, e usare gli annunci per le ricerche in cui vuoi comparire subito o in cui la concorrenza è troppo forte per l’organico.
| Domanda | SEO locale | Google Ads |
|---|---|---|
| Quando si vedono visite | Quando Google ti mostra, non puoi deciderlo | Appena accendi la campagna |
| Se smetti di lavorarci | Resta, ma si perde nel tempo | Si ferma |
| Cosa paghi | Il lavoro, non i clic | I clic, più la gestione |
| Quando conviene | Ricerche locali stabili e ripetute | Offerte a tempo, ricerche molto contese |
| Come lo controlli | Visualizzazioni, chiamate, richieste | Costo per clic e per contatto |
Se vuoi capire meglio come funzionano gli annunci su Google, c’è la pagina su Google Ads.
I dati strutturati sono un codice nascosto nelle pagine che dice a Google, in forma standard, chi sei: nome, indirizzo, orari. Google segnala che per l’attività locale i campi indispensabili sono il nome e l’indirizzo. Non servono trucchi: serve che coincidano con quanto scritto nel resto della pagina.
La seconda cosa riguarda chi visita il sito. Per misurare le visite si usano strumenti che spesso installano cookie o altri sistemi di tracciamento. In Italia il Garante per la protezione dei dati personali, con le linee guida del 10 giugno 2021, ha chiarito che i cookie che non sono tecnici richiedono il consenso preventivo, e che il solo scorrimento della pagina non vale come consenso. Gli strumenti di statistica possono essere equiparati ai cookie tecnici solo a condizioni precise, per esempio mascherando parte dell’indirizzo IP e usando i dati in forma aggregata. In pratica: prima di mettere sul sito uno strumento di analisi, verifica come è configurato e cosa scrivi nell’informativa. Per l’aspetto legale rivolgiti a un professionista della privacy; qui ti segnalo solo che esiste.
Per capire se la SEO locale funziona bastano pochi numeri, che puoi vedere nella scheda e in Search Console, lo strumento gratuito di Google per i siti:
L’ultimo numero è l’unico che conta davvero. Gli altri servono a capire dove intervenire. Per ricostruire le richieste serve che qualcuno risponda e annoti da dove arrivano: un accorgimento banale e quasi sempre trascurato.
Se hai poco tempo, comincia da qui. Cerca la tua attività da telefono e guarda cosa vede un cliente. Controlla che nome, indirizzo e telefono siano giusti. Rivendica o sistema la scheda. Scrivi la lista delle cinque ricerche con cui vorresti essere trovato e guarda chi compare. Poi decidi cosa affidare a qualcuno e cosa tenere. Un audit ordinato ti dice quali passi saltare: ne parlo in audit SEO: cosa aspettarsi.
Se vuoi che ti segua io, la pagina del servizio è SEO e posizionamento su Google.
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Ti racconto come lavoro e per chi ha senso. Se vuoi, ne parliamo in una chiamata.
Domande frequenti
La SEO tradizionale cerca di portare una pagina in alto per una ricerca. Quella locale cerca di far comparire un’attività quando la ricerca ha una dimensione geografica, esplicita o implicita. Per questo conta, oltre al sito, la scheda su Google e Maps.
Sì, se lavori presso i clienti. Google prevede le attività con area di servizio: hai una sola scheda, nascondi l’indirizzo se non ricevi persone e indichi le zone che copri. Le regole sono nelle linee guida della scheda, che ti consiglio di leggere prima di compilarla.
Google dichiara che più recensioni e valutazioni positive possono aiutare il ranking locale. Contano anche per chi decide: una scheda con risposte curate dà fiducia. Chiedile ai clienti reali, senza incentivi nascosti: le recensioni false sono vietate.
Solo se hai un motivo vero: una sede, un servizio diverso, una clientela diversa. Le pagine identiche con il nome della città cambiato aiutano poco chi legge e rischiano di essere trattate come ripetizioni. Meglio poche pagine utili che molte vuote.
Google scrive che non c’è modo di chiedere o pagare un ranking locale migliore. Puoi invece fare pubblicità con annunci, che compaiono come tali. Sono due cose distinte: il posizionamento si costruisce con informazioni, sito e reputazione.
Dipende da cosa c’è da sistemare. La scheda e le informazioni le puoi curare tu senza spendere nulla in strumenti. Il costo arriva con il lavoro tecnico e con i contenuti. Non pubblico un prezzo: dopo un audit ti dico cosa serve e quanto costa ogni parte.
Partiamo?
Mi racconti la tua attività e cosa vuoi ottenere, e capiamo insieme se posso esserti utile. Se non sono la persona giusta, te lo dico.
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