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Consulente, agenzia o dipendente: chi deve seguire il tuo marketing

Un dipendente conosce l’azienda ma copre poche competenze; un’agenzia ha più persone ma costa di più e ti segue meno da vicino; un consulente ti dà un referente unico e un costo flessibile. Dipende da budget e bisogni. Io faccio il consulente, e lo dico subito.

Luca Mercuri

Scritto da Luca Mercuri, Ingegnere e Digital Marketer

Pubblicato il · 9 min di lettura

Arriva un momento in cui il marketing dell’azienda non si può più fare «quando c’è tempo». Qualcuno deve occuparsene con continuità: campagne, sito, email, numeri. E allora si apre la domanda: lo faccio fare a una persona interna, a un’agenzia o a un consulente?

Prima di rispondere una dichiarazione, perché ti serve per leggere il resto: io faccio il consulente. Ho quindi un interesse, e lo metto davanti. Per questo ti do cifre di mercato che puoi controllare da solo, con la fonte e la data, e criteri con cui puoi decidere anche contro di me. Dove parlo di come lavoro, lo dico.

Le tre figure, in una tabella

DipendenteAgenziaConsulente indipendente
Chi sonoUna persona assunta, che lavora solo per teUna struttura con più persone e ruoliUna persona che segue più clienti, ciascuno con il suo progetto
Punto di forzaConosce a fondo l’aziendaTante competenze sotto lo stesso tettoReferente unico, costo flessibile
Punto deboleCopre poche competenze, costo fissoCosto più alto, meno vicinanzaCapacità limitata a una persona
Quando funzionaLavoro continuo per una persona interaMolti canali da seguire insieme, budget ampioCompetenza specifica senza struttura fissa

Le prime due righe sono generalizzazioni. Dentro ciascuna figura c’è una gamma molto larga: un’agenzia piccola somiglia a un gruppo di consulenti, e un dipendente esperto vale più di un’agenzia mediocre.

Il dipendente

Assumere una persona per il marketing dà una cosa che nessun esterno dà del tutto: conosce l’azienda dall’interno, i prodotti, i clienti, le persone. Risponde subito, partecipa alle riunioni, vede cosa succede.

I limiti sono tre.

  1. Le competenze. Il marketing digitale comprende campagne a pagamento, sito, email, analisi dei dati, testi, grafica. Una persona sola raramente è forte in tutto, e un junior deve imparare mentre lavora, a spese dell’azienda.
  2. Il costo fisso. Si paga ogni mese, che ci sia lavoro o no. E il costo per l’azienda è più alto dello stipendio lordo: ci sono i contributi a carico del datore di lavoro e il trattamento di fine rapporto.
  3. Chi guida la persona. Se nessuno in azienda sa dirle cosa fare e come misurarla, la persona lavora senza una direzione.

Per avere un ordine di grandezza, un articolo di Partitaiva.it del 26 dicembre 2025 riporta, da un rapporto CREBS del 2025, circa 30.000 € l’anno per un marketing specialist e fra 22.000 e 35.000 € per un marketing assistant, e indica, senza citare una fonte, oltre 40.000 € per un performance marketer o uno specialista SEO con qualche anno di esperienza. Sono stime di un sito di settore, non una tabella contrattuale, e non dicono se si tratti di retribuzione annua lorda: verifica sempre su più fonti e sul contratto che applichi.

L’agenzia

Un’agenzia ha più persone con ruoli diversi: chi imposta la strategia, chi gestisce le campagne, chi scrive, chi progetta. Può seguire molti canali insieme, ha processi e sostituzioni se qualcuno manca. È la scelta di chi ha budget e bisogni abbastanza ampi da riempire il lavoro di un team.

I limiti:

  1. Il costo. Una guida di Social Plan Group, che cita le stime di Cronoshare, indica per i servizi di un’agenzia un prezzo medio fra 200 e 1.500 € al mese, e per un’agenzia di comunicazione cifre da 2.000 € al mese. Le due indicazioni sembrano in contrasto, perché la parola «agenzia» copre strutture molto diverse. Per la gestione di Google Ads, una fonte indica 800-2.000 € al mese per un’agenzia.
  2. La distanza. Con un budget piccolo, tu sei un cliente fra molti. Chi ti risponde può non essere chi lavora sulle tue campagne.
  3. Chi fa il lavoro. Può succedere che la strategia la presenti una persona e la realizzi un’altra, più junior. Chiedi sempre chi lavorerà davvero sul tuo account.

Il consulente indipendente

Un consulente è una persona che segue un numero limitato di progetti. Per te significa un referente unico, che conosce il lavoro e risponde di ciò che fa; un costo che di solito è più contenuto di quello di un’agenzia e che puoi modulare; e la possibilità di lavorare per obiettivi precisi, senza un canone fisso che duri più del bisogno.

I limiti sono quelli di una sola persona: se si ammala o ha troppi progetti, si ferma; non copre tutto, e dove serve un’altra competenza, per esempio una produzione video o un sito complesso, va integrato. Un buon consulente dice con chiarezza cosa fa e cosa no.

Sui prezzi non ti do i miei. Per i consulenti e i freelance trovo nelle fonti queste fasce: da 300 a 1.500 € al mese per un social media manager (Cronoshare, citata da Social Plan Group), e da 150 a 1.000 € al mese per la gestione di Google Ads, in base al budget, secondo Andrea Biasini. Sono indicazioni di mercato, non listini, e variano molto con ciò che è compreso.

Fonti: Social Plan Group, Partitaiva.it, Andrea Biasini, consultate il 22 ottobre 2026.

Il caso più comune di scelta sbagliata

Ne vedo due, e si assomigliano.

L’assunzione di un junior «che faccia tutto». Un’azienda piccola assume una persona giovane, con l’idea che gestirà campagne, sito, email e social. Dopo un po’ i risultati non arrivano, perché nessuno la guida e nessuno ha definito cosa misurare. Il problema non è la persona: è che le è stato chiesto di fare il lavoro di un team senza qualcuno più esperto accanto.

L’agenzia con un budget troppo piccolo. Un canone da agenzia su un budget pubblicitario di poche centinaia di euro: il compenso pesa quasi quanto la pubblicità. Addlab lo mette in chiaro con un esempio: su 1.000 € di budget mensile, un compenso di gestione può quasi raddoppiare la spesa totale. Quando il budget è piccolo, prima di pagare una struttura chiediti se il lavoro non lo faccia meglio una persona sola.

Entrambi i casi nascono dallo stesso errore: si sceglie la figura prima di aver capito il problema.

L’opzione ibrida

Spesso la soluzione migliore non è una figura sola. Una persona interna che conosce l’azienda e fa il lavoro quotidiano, più un consulente che imposta la strategia, controlla i numeri una volta al mese e forma chi lavora in azienda. Si spende meno di un’agenzia, si ha più competenza di quella di una persona sola e si resta in controllo.

Nei miei progetti il budget pubblicitario lo paghi tu direttamente alla piattaforma, gli account restano tuoi, con accesso condiviso, e se smettiamo di lavorare insieme ti resta tutto lo storico. È una regola che chiederei a chiunque: la proprietà degli account non deve dipendere dal fornitore.

Un esempio: FF Consulting era una società di consulenza appena nata, senza clienti e senza un team di marketing. Nel periodo dal 12 febbraio al 12 aprile 2025, con 980 € di pubblicità e un CRM collegato alle campagne, sono arrivati 312 contatti e 13 clienti paganti per 7.930 €. Non è una media né una promessa: è un progetto in cui una struttura interna non c’era e un lavoro impostato da fuori ha fatto da avvio.

Come valutare chi ti propone di seguire il marketing

Valgono per tutte e tre le figure. Fai queste domande, e osserva come risponde.

  1. Cosa farai tu, e cosa faranno altri?

    Chiedi chi lavora davvero sul tuo account, e se la persona che ti presenta il progetto è la stessa che lo realizza.

  2. Di chi sono gli account e i dati?

    Pubblicità, sito, strumenti di misura: devono essere intestati a te, con accessi condivisi. Se la risposta è «li teniamo noi», fermati.

  3. Cosa misuri e ogni quanto me lo mostri?

    Una risposta seria parla di richieste e clienti, non solo di clic e visualizzazioni, e propone un incontro fisso per guardare i numeri insieme.

  4. Quanto costa tutto, separando le voci?

    Budget pubblicitario, gestione, strumenti, creatività. Se c’è un canone unico, chiedi di scomporlo.

  5. Come regoli il trattamento dei dati?

    Chi tratta dati personali per tuo conto deve farlo con un contratto che dice cosa può fare e su tua istruzione: lo prevede l’articolo 28 del GDPR. Chiedi anche dove tiene i dati.

  6. Cosa succede se smettiamo?

    Cosa resta a te, in quali formati, e con quale preavviso. Un fornitore sicuro del proprio lavoro non lega nessuno.

Diffida di chi promette un risultato prima di aver guardato i tuoi numeri, e di chi risponde con un prezzo prima di aver capito il tuo problema. Un buon fornitore, dipendente, agenzia o consulente, comincia da una domanda.

Come decidere

Alla fine la scelta dipende da tre cose, e puoi rispondere da solo.

  1. Quanto lavoro c’è. Se riempie il tempo di una persona intera, il dipendente ha senso. Se è un lavoro a ondate, un esterno costa meno.
  2. Quante competenze servono insieme. Campagne, sito, email e dati insieme richiedono più mani di quante ne abbia una persona.
  3. Quanto vuoi esserci. Se vuoi un referente con cui parlare e decidere, un consulente o un dipendente; se preferisci delegare con processi definiti e hai budget, un’agenzia.

Se vuoi capire dove sta il tuo caso, ne parliamo in una chiamata: te lo dico anche quando la risposta non sono io. Come lavoro sulle campagne lo trovi in gestione di campagne pubblicitarie; per i costi dei due canali, leggi quanto costa Google Ads e quanto costa la pubblicità su Facebook e Instagram. Se la domanda è come organizzare processi e automazioni, parti da marketing automation per PMI.

Se vuoi che me ne occupi io: Campagne pubblicitarie

Ti racconto come lavoro e per chi ha senso. Se vuoi, ne parliamo in una chiamata.

Domande frequenti

Le risposte, prima ancora di sentirci

Conviene assumere una persona per il marketing o affidarsi a un esterno?

Assumere ha senso quando c’è lavoro continuo per una persona intera e il budget per formarla e farla crescere. Per una piccola azienda, con campagne, sito, email e dati da seguire, una sola persona difficilmente copre tutto bene. Un esterno ti dà più competenze a un costo più flessibile, e non ti lega nel tempo.

Quanto costa un consulente di marketing rispetto a un’agenzia?

Le fonti che ho consultato indicano per i freelance fasce molto più basse di quelle delle agenzie: per esempio 150-1.000 € al mese per la gestione di Google Ads contro 800-2.000 € per un’agenzia, e per un social media manager 300-1.500 € contro 2.000 € e oltre. Sono fasce di mercato, non i miei prezzi, e dipendono da cosa è compreso.

Con un budget pubblicitario piccolo, chi conviene?

Conviene guardare il peso della gestione sul totale. Una fonte avverte che, su 1.000 € di budget mensile, un compenso di gestione può quasi raddoppiare la spesa. In quei casi un consulente con compenso contenuto, o un lavoro interno guidato da un esperto, spesso ha più senso di un canone da agenzia.

Di chi devono essere gli account pubblicitari e il sito?

Tuoi. Chi lavora per te deve usare account intestati a te, con accesso condiviso, così se smettete di collaborare resta tutto: storico, dati, pubblici, pagine. Un fornitore che tiene gli account a suo nome ti rende dipendente da lui.

Cosa devo chiedere a chi gestisce i miei dati dei clienti?

Che il rapporto sia regolato da un contratto che dice cosa può fare con i dati e su tua istruzione, come prevede l’articolo 28 del GDPR per chi tratta dati personali per tuo conto. Chiedi anche dove tiene i dati e chi ci ha accesso. Se hai dubbi, coinvolgi chi si occupa di privacy nella tua attività.

Posso unire un dipendente e un consulente?

Sì, ed è una soluzione che funziona spesso: una persona interna che conosce l’azienda e fa il lavoro di ogni giorno, e un consulente che imposta la strategia, controlla i numeri e forma chi lavora in azienda. Si spende meno di un’agenzia e si ha più competenza di quella che una persona sola può avere.

Partiamo?

Costruiamo il tuo ecosistema

Mi racconti la tua attività e cosa vuoi ottenere, e capiamo insieme se posso esserti utile. Se non sono la persona giusta, te lo dico.

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