Siti web e landing page
Quanto costa un sito web aziendale: le voci del preventivo e i costi che arrivano dopo
Il mio prezzo di partenza, le fasce di mercato con le fonti e i costi che il preventivo spesso non mostra.

Oggi consiglio quasi sempre il sito su misura: più veloce, pensato per il telefono, con un design libero e meno punti deboli da proteggere. WordPress o un costruttore no-code possono ancora bastare per un sito vetrina semplice. Contano cosa deve fare il sito e se potrai cambiare strada dopo.

Scritto da Luca Mercuri, Ingegnere e Digital Marketer
Pubblicato il · 10 min di lettura
La domanda sembra tecnica, ma la risposta passa quasi sempre da domande che tecniche non sono: che cosa deve fare il sito, chi lo aggiornerà, quanto vuoi dipendere da qualcun altro e quanto sei disposto a spendere ogni anno per tenerlo in ordine.
Se parti da lì, la scelta spesso diventa evidente. Se parti dalla tecnologia, rischi di scegliere in base a ciò che sa fare chi ti propone il lavoro. Io oggi consiglio quasi sempre il sito su misura, e qui ti spiego perché, insieme ai casi in cui uno strumento pronto basta ancora.
Un sistema già pronto per gestire un sito. Parti da un tema, cioè l’aspetto, e aggiungi funzioni con i plugin, piccoli programmi installabili. Modifichi testi e immagini da un pannello.
Un sito costruito con codice scritto per il tuo progetto, senza un modello di partenza. Ogni pagina e ogni funzione sono pensate per quello che ti serve.
Costruttori come Wix, Squarespace e Webflow: si disegna da un editor visuale e il sito sta sui server del fornitore, con un abbonamento.
WordPress ha ragioni solide per essere così diffuso.
È ovunque. Secondo W3Techs, alla data in cui ho consultato la pagina, il 22 ottobre 2026, WordPress è usato dal 39,6% di tutti i siti web e dal 58,3% di quelli di cui si conosce il sistema di gestione dei contenuti. Trovi facilmente professionisti che lo conoscono, e questo ti protegge dal rischio di dipendere da una sola persona.
È un software libero. La pagina del progetto spiega che WordPress è open source, con licenza GPL, che dà la libertà di usarlo, studiarlo, modificarlo e condividerlo. I costi arrivano dal lavoro, dall’hosting e da eventuali plugin o temi a pagamento.
Si modifica da solo, e ha una risposta per quasi tutto. Per un sito con testi che cambiano ogni tanto è comodo avere un pannello in cui scrivere, ed esiste un plugin per i moduli, per un blog, per un negozio.
I plugin sono la parte delicata. Ogni plugin è codice scritto da qualcun altro, che va aggiornato nel tempo. Secondo il rapporto di Patchstack, nel 2025 sono state trovate 11.334 nuove vulnerabilità nell’ecosistema, il 42% in più dell’anno prima: il 91% nei plugin, il 9% nei temi, e solo 6, a bassa priorità, nel nucleo di WordPress.
Non dice che WordPress sia insicuro. Dice che il rischio si concentra in quello che aggiungi. Un sito con pochi plugin, scelti bene e aggiornati con regolarità, è in buone condizioni; uno con venti plugin che nessuno guarda da due anni no.
La manutenzione è un lavoro, e una modifica a un plugin può rompere un’altra parte del sito. Più si aggiunge, più pesa, e un sito che cresce senza un disegno tende a diventare lento. Le funzioni particolari si adattano a fatica: quando nessun plugin fa ciò che ti serve, si finisce per piegare uno strumento che non era pensato per quello.
Ha senso soprattutto in tre situazioni.
Il prezzo è un lavoro iniziale più grande, e per modificare oltre le cose semplici serve qualcuno che sappia metterci le mani. Se devi cambiare ogni giorno testi e pagine senza chiedere a nessuno, uno strumento con un pannello ti serve di più.
Wix, Squarespace e Webflow permettono di costruire un sito da un editor visuale, senza scrivere codice. Il fornitore ospita il sito e ne cura gli aggiornamenti tecnici: paghi un abbonamento e non ti occupi di server.
Quanto costano. Secondo Shopify Italia, che nel settembre 2026 elenca i piani di partenza dei costruttori, Squarespace parte da 12 € al mese e Wix da 14 €; in generale un abbonamento a un costruttore costa tra 100 e 500 € all’anno. Shopify vende a sua volta un costruttore, quindi la fonte non è neutrale. Per Webflow, e per i piani più alti di tutti, i prezzi si leggono sulle pagine dei fornitori, che cambiano.
Cosa funziona. Si parte in fretta, con un costo iniziale basso, e non si gestisce nessun server. Per un sito vetrina, una landing page o un portfolio, con un design curato, può essere la scelta giusta. Io stesso uso strumenti come Webflow e Framer quando il progetto lo giustifica.
Dove si fa sentire il limite. Sei dentro le regole dello strumento: le funzioni che non prevede non si aggiungono, e il codice che puoi toccare è poco. L’abbonamento non finisce, e sale se servono piani più alti. Soprattutto, il sito è legato alla piattaforma, ed è la questione che conviene capire prima.
Dopo qualche anno capita di volere altro: più funzioni, meno costi, un altro fornitore. Quanto è facile dipende dalla strada scelta.
Il criterio pratico: più il sito è semplice, meno pesa la portabilità. Se prevedi di crescere, di aggiungere un negozio o di cambiare fornitore, vale la pena scegliere sapendo quanto ti costerà uscire.
Per T∗∗ D∗∗∗ F∗∗∗∗, un e-commerce di giochi per gli Stati Uniti e il Canada, il lavoro più utile non è stato scegliere una tecnologia, ma capire dove il sito faceva perdere i clienti. Una parte consistente del traffico a pagamento si fermava prima dell’acquisto. Ho analizzato il percorso dall’annuncio al pagamento e sono intervenuto su pagina prodotto, carrello e checkout: il tasso di conversione è salito, le vendite sono cresciute e gli sprechi sono calati.
Mostra il criterio che uso: la domanda non è «quale tecnologia è più moderna», ma «che cosa fa il sito quando una persona deve decidere». Se lo strumento permette di costruire quel percorso come serve, è una buona scelta. Se lo impedisce, vale la pena guardare altrove.
| Criterio | WordPress | Sito su misura | No-code |
|---|---|---|---|
| Esigenze comuni (vetrina, blog, contatti) | Adatto | Possibile, spesso più del necessario | Adatto |
| Funzioni particolari | Si adatta con fatica | Si costruiscono come servono | Limitate a ciò che lo strumento prevede |
| Modifiche quotidiane fatte da te | Comode, da pannello | Dipende da come è costruito | Comode, da editor |
| Costo iniziale | Di solito contenuto | Di solito più alto | Di solito il più basso |
| Costo nel tempo | Hosting, aggiornamenti, plugin | Interventi quando cambia qualcosa | Abbonamento ricorrente |
| Portabilità | Alta, il software è libero | Alta se il codice è tuo | Bassa o parziale |
| Velocità | Dipende da tema e plugin | Controllabile fin dall’inizio | Dipende dallo strumento |
È una guida, non una regola: nello stesso progetto alcune righe pendono da una parte e altre dall’altra. Per Google, la tecnologia non garantisce un posto nei risultati in nessuna delle tre strade; contano titoli chiari, struttura, velocità anche da telefono e contenuti nel tempo. Le fasce di costo di ciascuna voce, con le fonti, sono in quanto costa un sito web aziendale.
Prima si guarda cosa c’è: quanto è veloce da telefono, se chi arriva capisce subito cosa fai e quante richieste porta. Se il sito funziona, è veloce e porta contatti, non serve cambiarlo solo perché esistono altre strade. Quando invece è lento, instabile o ti costringe a forzare lo strumento per ogni funzione nuova, di solito conviene rifarlo da zero. Sistemare un sito nato male costa quasi quanto costruirne uno nuovo, e i limiti di partenza restano, dalla struttura alla velocità.
Oggi consiglio quasi sempre il sito su misura. WordPress è nato per i blog, e per fargli fare tutto il resto si aggiungono plugin e temi: più se ne aggiungono, più il sito diventa lento e fragile, e più costa tenerlo aggiornato. Un sito costruito da zero ha un design disegnato attorno alla tua attività invece che adattato da un tema, ogni pagina pensata prima di tutto per il telefono, ed è più veloce e con meno punti deboli da proteggere. Uno strumento pronto resta una scelta sensata per un sito vetrina semplice che vuoi aggiornare da solo.
Le scelte che si rimpiangono dopo due anni hanno quasi sempre la stessa origine: qualcosa che non è stato chiesto all’inizio.
Si parte dalle azioni che una persona deve poter compiere: scriverti, comprare, prenotare. Su quelle si misura la scelta.
Tu, un collaboratore o il fornitore. Se è il fornitore, conviene sapere quanto costa e con quali tempi di risposta.
Devono essere tuoi, o consegnati a te. È la garanzia che potrai cambiare fornitore.
Il sito, ma anche hosting, abbonamenti, plugin a pagamento e interventi. La cifra della consegna è solo l’inizio.
Se un giorno vorrai cambiare strada, cosa porti con te e cosa ricostruisci. Con un sito semplice conta poco, con uno che crescerà conta molto.
Se le funzioni che ti servono si avvicinano più a un software che a un sito, leggi quanto costa un’applicazione web su misura. I siti che realizzo li trovi nella pagina su siti web e landing page.
Se vuoi che me ne occupi io: Siti web e landing page
Ti racconto come lavoro e per chi ha senso. Se vuoi, ne parliamo in una chiamata.
Domande frequenti
Il nucleo di WordPress ha avuto pochissime vulnerabilità nel 2025, tutte a bassa priorità secondo Patchstack. Il rischio sta soprattutto nei plugin, dove si concentra il 91% di quelle trovate. Un sito WordPress è sicuro quanto è curato: aggiornamenti regolari e pochi plugin, scelti bene.
All’inizio spesso sì, perché c’è più lavoro da fare. Nel tempo dipende: un sito con molti plugin richiede aggiornamenti e controlli, uno su misura richiede interventi quando cambi qualcosa. Conviene confrontare il costo di due o tre anni, non solo quello della consegna.
Sì, ma è un rifacimento: contenuti, struttura e indirizzi vanno portati nel nuovo sito con attenzione, per non perdere il posizionamento già ottenuto. Per questo conviene scegliere pensando a dove vuoi essere fra qualche anno, non solo a oggi.
Per un sito vetrina o una landing page semplice sì, se accetti i limiti dello strumento e un abbonamento che resta nel tempo. Vanno meno bene quando servono funzioni particolari, o quando vuoi poter portare il sito altrove senza ricostruirlo: ne parlo nella sezione sul cambiare strada.
Solo in parte. Secondo la guida ufficiale, un sito Wix deve restare sui server di Wix. Squarespace esporta un file per WordPress che non comprende tutti i tipi di pagina. Webflow permette di esportare il codice solo con un piano Workspace a pagamento, e senza CMS ed e-commerce. Conviene chiederselo prima, non dopo.
Oggi quasi sempre il sito su misura. Il design si disegna attorno all’attività, ogni pagina è pensata per il telefono, e il sito resta veloce senza una catena di plugin da tenere aggiornata. Uno strumento pronto può ancora bastare per un sito vetrina semplice che aggiorni da solo, e in quel caso te lo dico in chiamata.
Dovrebbe esserlo, ed è giusto chiederlo per iscritto. Dominio, hosting, accessi e, nel caso di un sito scritto da zero, il codice con la documentazione devono essere a tuo nome o consegnati a te. Così potrai cambiare fornitore senza ripartire da capo.
Partiamo?
Mi racconti la tua attività e cosa vuoi ottenere, e capiamo insieme se posso esserti utile. Se non sono la persona giusta, te lo dico.
Siti web e landing page
Il mio prezzo di partenza, le fasce di mercato con le fonti e i costi che il preventivo spesso non mostra.
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