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Sito web per una PMI: la guida completa per scegliere e non sbagliare

Un sito per una PMI serve a farti trovare, a far capire in pochi secondi cosa offri e a far compiere una sola azione: chiamarti, scriverti, prenotare, comprare. Prima di tecnologia e prezzo vengono tre scelte: a chi parli, cosa deve fare chi arriva e che tipo di sito serve.

Luca Mercuri

Scritto da Luca Mercuri, Ingegnere e Digital Marketer

Pubblicato il · 9 min di lettura

Il sito è la cosa che quasi tutte le aziende hanno e che poche usano come uno strumento di lavoro. Spesso nasce come una necessità: «dobbiamo averne uno». Poi resta lì, con quattro pagine e un indirizzo email, a fare da biglietto da visita che nessuno consulta.

Questa guida è il punto di partenza. Ti spiega a cosa serve il sito di una piccola o media impresa, come scegliere il tipo giusto, cosa lo rende efficace, cosa devi sapere sulla legge italiana e come scegliere chi lo costruisce. Per i temi che meritano più spazio, costo, tecnologia e velocità, ho scritto tre articoli: ti rimando a ciascuno nel punto giusto.

A cosa serve il sito di una PMI

Un sito può avere quattro compiti, e conviene sceglierne uno principale prima di cominciare.

  1. Farti trovare. Chi cerca il tuo servizio su Google, o il tuo nome dopo un passaparola, deve arrivare da qualche parte.
  2. Farti capire. Chi arriva decide in pochi secondi se è nel posto giusto. Deve capire cosa offri, a chi, e perché dovrebbe scegliere te.
  3. Farti contattare. Un modulo, un numero di telefono, un calendario per prenotare: l’azione che per te vale un nuovo cliente.
  4. Farti comprare. Se vendi online, il sito è il negozio.

Quasi mai il sito fa tutte e quattro le cose allo stesso livello. Scegliere la prima aiuta a decidere tutto il resto: quante pagine, quali testi, quale strumento. Un sito che vuole richieste di preventivo è fatto in modo diverso da uno che vende magliette.

Che tipo di sito ti serve

I tipi principali sono quattro, e vanno scelti in base all’obiettivo.

  • Il sito aziendale. Più pagine: chi sei, cosa fai, a chi ti rivolgi, come lavori, come contattarti. È la scelta di chi offre servizi e vuole essere trovato per più ricerche.
  • La landing page. Una sola pagina con un solo obiettivo, costruita per una campagna o un’offerta. È quello che serve quando mandi persone da un annuncio: ogni elemento in più è una distrazione.
  • Il negozio online. Catalogo, carrello, pagamento. Ha esigenze proprie: pagine prodotto, spedizioni, tracciamento degli ordini.
  • L’applicazione web. Quando devi fare qualcosa che un sito non fa: un’area riservata, un gestionale, uno strumento interno. È un altro tipo di lavoro, di cui parlo in applicazioni web.

Una cosa che vedo spesso: si vuole «un sito completo» quando basterebbe una landing page ben fatta, o viceversa. La differenza fra le due la spiego nella pagina su siti web e landing page.

Con quale tecnologia

Costruire un sito vuol dire scegliere anche con cosa. Le strade principali sono WordPress, un sito su misura o un costruttore visuale. Non esiste la risposta giusta in assoluto: dipende da quanto cambia il sito nel tempo, da chi lo aggiorna, da quanto ti serve la velocità e dal tuo budget.

Se stai pensando di scegliere, leggi WordPress o sito su misura, dove metto a confronto le due strade senza prendere le parti di nessuna. Qui ti basta una regola: scegli lo strumento dopo aver deciso l’obiettivo, non prima.

Quanto costa

Il costo di un sito cambia tantissimo, perché dentro la parola «sito» entrano lavori molto diversi. Il prezzo dipende da pagine, funzioni e lavoro sui testi. Nel mercato le fasce vanno molto più in alto e molto più in basso: le ho raccolte, con le fonti e le date, in quanto costa un sito web aziendale.

Una cosa da tenere a mente, prima di leggerlo: il prezzo del progetto non è il costo del sito. Dopo la consegna ci sono dominio, hosting, manutenzione e aggiornamenti, e un sito fermo per anni perde valore.

Cosa rende efficace un sito

Un sito efficace non è quello più bello. È quello che fa fare l’azione giusta a chi arriva. Ci sono sei cose che guardo sempre.

  1. Il messaggio, in pochi secondi. Appena arrivi, devi capire cosa offre l’azienda e per chi. Se serve scorrere per capirlo, molti se ne vanno.
  2. Un’azione chiara. Un pulsante, una frase, un solo invito in evidenza. Cinque inviti diversi non portano cinque richieste.
  3. Testi scritti per chi legge. Parlano dei problemi di chi arriva, non solo dell’azienda. Rispondono ai dubbi che ha prima di scriverti.
  4. Prove, non promesse. Casi, risultati con il loro contesto, recensioni vere. Se mostri un numero, dici da dove viene e a quale periodo si riferisce.
  5. Telefono prima di tutto. Per molti siti aziendali una buona parte delle visite arriva da lì: controlla nei tuoi dati. Se funziona bene da telefono, di solito funziona anche altrove.
  6. Velocità. Chi aspetta se ne va, e se è arrivato da un annuncio, lo hai già pagato. Come misurarla e migliorarla è in Core Web Vitals e velocità del sito.

A questo si aggiunge il tracciamento: capire da dove arrivano le persone e quali azioni compiono. Senza, ogni decisione sul sito è un’opinione. Con, è un numero.

Cosa deve avere un sito in Italia, per legge

Questa è una parte in cui non ti do un parere, ma ti indico cosa guardare, con le fonti. Se hai dubbi, chiedi a chi si occupa di privacy e di aspetti legali nella tua attività.

  • I dati dell’attività. L’articolo 7 del D.Lgs. 70/2003 elenca le informazioni che chi offre servizi online deve rendere facilmente accessibili: ragione sociale, sede, contatti con un indirizzo email, numero del registro delle imprese se c’è, partita IVA, e prezzi chiari con l’indicazione di imposte e spese se li pubblichi. Per le professioni regolamentate ci sono ulteriori dati.
  • Privacy e cookie. Le linee guida del Garante del 10 giugno 2021 dicono, in sintesi, che i cookie tecnici richiedono solo l’informativa, mentre quelli di profilazione e di tracciamento richiedono il consenso preventivo dell’utente. Il banner deve permettere di rifiutare con la stessa evidenza dell’accettazione, e continuare a scorrere la pagina non vale come consenso.
  • Accessibilità. Dal 28 giugno 2025 si applicano, in base al D.Lgs. 82/2022, i requisiti di accessibilità ad alcuni servizi online rivolti ai consumatori, tra cui l’e-commerce. Le linee guida di AgID indicano che le microimprese non sono soggette agli obblighi. Se vendi online, verifica la tua situazione.

Nei siti che costruisco il tracciamento è previsto fin dall’inizio, ma banner del consenso, informativa e scelta degli strumenti vanno concordati con chi cura la privacy dell’azienda.

Quando aggiungere un chatbot o un assistente

Non all’inizio. Un sito ben fatto risponde già alla maggior parte delle domande, e un assistente costruito su un sito confuso non lo risolve: lo nasconde. Ha senso quando ricevi molte domande ripetitive e il tuo team non riesce a rispondere in tempo. In quel caso, per i costi e le fasce di mercato, leggi quanto costa un agente AI; se i clienti ti scrivono già su WhatsApp, guarda WhatsApp Business: app o API.

Gli errori che vedo più spesso

  • Partire dalla grafica. Si sceglie un modello che piace e solo dopo ci si chiede cosa scriverci.
  • Non decidere l’obiettivo. Un sito per «esserci» non porta niente di preciso.
  • Testi che parlano di sé. «Siamo leader nel settore» non risponde a nessuna domanda di chi arriva.
  • Dimenticare il telefono. Si approva il sito su un grande schermo e poi si scopre che da telefono non si legge.
  • Non misurare. Senza un numero collegato all’obiettivo, il sito non si può migliorare.
  • Dimenticare il dopo. Nessuno aggiorna, nessuno controlla, e dopo un anno il sito racconta un’azienda che non esiste più.
  • Fare un sito prima di avere un messaggio. Se non è chiaro cosa dici di diverso, un sito più bello non aiuta: è il lavoro che sta a monte, quello sul posizionamento.

Un esempio dal mio lavoro

Per un maestro di sci con un grande seguito sui social e poca monetizzazione, il sito non è stato l’inizio. Prima identità e posizionamento, poi l’offerta, poi gli strumenti: landing page dedicate a ogni offerta, tracciamenti avanzati e sequenze email. Nei tre mesi dall’8 settembre all’8 dicembre 2025 il progetto complessivo ha generato 39.564 € con 1.834 € di spesa pubblicitaria. Il risultato è del sistema intero, e non della sola landing page: lo racconto in Andrea Leali (SKIIZI).

Per un negozio di giochi per il mercato USA e Canada, parte del lavoro più utile è stata dopo il clic: pagina prodotto, carrello e checkout, perché una parte consistente del traffico a pagamento si perdeva prima dell’acquisto. È il caso T∗∗ D∗∗∗ F∗∗∗∗.

Sono due progetti, con il loro contesto: non una media, e non una promessa per il tuo sito.

Come scegliere chi lo costruisce

Che tu scelga uno strumento pronto, un freelance o un’agenzia, queste domande aiutano a capire con chi stai parlando.

  1. Parte dalle domande sul tuo lavoro?

    Chi comincia da «che colori vuoi» e non da «a chi vendi e cosa vuoi che faccia chi arriva» sta costruendo una grafica, non un sito.

  2. Cosa è compreso nel prezzo?

    Testi, immagini, tracciamento, ottimizzazione di base per Google, formazione. Chiedi l’elenco per iscritto.

  3. Come misura la velocità e l’uso da telefono?

    Una risposta seria cita misure e strumenti. Una vaga non è un buon segno.

  4. Chi è il tuo referente?

    Una persona con un nome, che risponde in tempi ragionevoli e dei cui lavori puoi vedere un esempio.

  5. Cosa succede dopo la consegna?

    Chi aggiorna, chi risponde se si rompe qualcosa, di chi sono dominio, account e file. Il sito deve restare tuo.

Il passo successivo

Prima di cercare chi lo costruisce, scrivi tre cose: a chi vuoi parlare, quale azione deve compiere chi arriva, e cosa ti serve per riconoscere che il sito funziona. Con quelle tre righe, qualunque conversazione con un fornitore diventa più concreta, e confrontare due preventivi smette di essere un esercizio di fiducia.

Se vuoi che me ne occupi io: Siti web e landing page

Ti racconto come lavoro e per chi ha senso. Se vuoi, ne parliamo in una chiamata.

Domande frequenti

Le risposte, prima ancora di sentirci

Serve ancora un sito web se ho già i social?

Sì, per un motivo semplice: il sito è l’unico spazio che controlli tu. Le piattaforme social cambiano regole e visibilità, e chi ti cerca per nome o per servizio su Google trova prima di tutto un sito. I social portano attenzione, il sito è il posto dove quell’attenzione diventa una richiesta.

Quante pagine deve avere il sito di una piccola azienda?

Poche, ma ciascuna con uno scopo. Di solito una home che dice cosa fai e per chi, una pagina per ogni servizio principale, una pagina su chi sei, una per i contatti e, se hai casi o risultati da mostrare, una sezione dedicata. Aggiungere pagine inutili non aiuta: aiuta rispondere bene alle domande di chi arriva.

Meglio un sito completo o una landing page?

Una landing page è una singola pagina con un solo obiettivo, ottima per una campagna o un’offerta. Un sito completo racconta l’azienda e risponde a più domande. Se hai un solo servizio e fai pubblicità, parti da una landing page; se vuoi essere trovato per più cose e farti conoscere, serve un sito.

Quanto costa un sito web per una PMI?

Dipende da pagine, funzioni e lavoro sui testi: il prezzo del mio lavoro lo definisco dopo una chiamata, e le fasce di mercato con le fonti le trovi in un articolo dedicato. Il prezzo del progetto è solo una parte: contano anche dominio, hosting, manutenzione e aggiornamenti dopo la consegna.

Cosa devo avere obbligatoriamente sul mio sito?

In generale i dati identificativi dell’attività, come ragione sociale, sede, contatti e partita IVA, l’informativa sulla privacy e, se usi cookie di tracciamento, un banner con il consenso. Dipende dalla tua attività, quindi falli verificare a chi si occupa di privacy e di aspetti legali.

Come capisco se il mio sito sta funzionando?

Scegli un numero collegato al tuo obiettivo, per esempio le richieste ricevute dal modulo o le telefonate, e guardalo ogni mese. Le visite da sole dicono poco: conta quante diventano richieste e quante richieste diventano clienti.

Partiamo?

Costruiamo il tuo ecosistema

Mi racconti la tua attività e cosa vuoi ottenere, e capiamo insieme se posso esserti utile. Se non sono la persona giusta, te lo dico.

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